E’ vero qualcosa non ha funzionato nel nuovo Assassin’s Creed. Quello che doveva essere il capitolo più importante per Ubisoft, un omaggio a uno degli eventi più importanti della storia dell’Occidente, la rivoluzione francese, ha finito per scatenare una presa della Bastiglia da parte di blogger inferociti e riviste specializzate offese. Colpa dei bug, di piccole ma evidenti imperfezioni come sfarfallii nelle immagini, pixel disubbidienti e scomposti, personaggi che camminano nel vuoto o entrano dove non devono. Su Xbox One, su cui sto giocando, alcune di questi errori si sono avvertiti. Peggio è andata per i possessori di pc. Probabilmente il passaggio alla next gen di una delle serie più belle della storia del videogioco ha spinto gli sviluppatori Ubisoft a sovrastimare la potenza della Cpu (quella che controllo l’intelligenza artificiale) sottraendo risorse al sistema. Questo perché i game designer volevano ricostruire una Parigi inquieta, palpitante e caotica come si immaginava essere alla fine del 700.  Nonostante i bug  Ubisoft è riuscita nell’intento.

Assassin’s Creed Unity è popolato e vivo come nessun altro gioco. La rivoluzione è davvero un incendio che inizia lentamente o poi si scatena in tutta la sua potenza. Dopo una ventina di ore di gioco quella che pare una intenzione per colpa dei bug diventa un fatto.  La città di Parigi, interamente riprodotta in scala 1:1 ha un’area giocabile che si estende su oltre 4 km, prevedendo oltre alla parte in superficie anche sotterranei e catacombe. Dal Louvre a Les Invalides, dal quartiere latino a L’Ilè de la citè, passando per Le Marais, tutte aree interamente ricostruite ed esplorabili. Inoltre si potranno percorrere luoghi non più visitabili come La Bièvre, fiume che consentiva la navigazione sino alla Senna ora ricoperto e quindi invisibile, e la famosa Bastiglia, che nel gioco potremo vedere nella sua maestosa imponenza. E incontrare da copione personaggi storici come il Marchese de Sade, Luigi XVI, Maria Antonietta e Napoleone Bonaparte.

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La storia. Protagonista è Arno Victor Dorian, in tutto e per tutto nell’aspetto e nel comportamento lo stereotipo del francese fascinoso e un po’ D’Artagnan. Personalmente l’ho trovato un po’ antipatico ma i fatti lo renderanno più amabile. Come ci ha abituato la serie Arno è anche un maestro Assassino appartenente al ramo francese della Confraternita. Un doppio evento cambia radicalmente la vita di Arno, prima l’assassinio del padre a otto anni, e successivamente l’omicidio del Gran Maestro dei Templari francesi che lo aveva adottato. Questo secondo evento conduce il protagonista ad un atto di redenzione, spingendolo ad unirsi agli Assassini, e diventando leader indiscusso della confraternita. Oltre all’esperienza per singolo giocatore, arrivano per la prima volta nella serie le missioni in cooperativa, che consentiranno a quattro giocatori di collaborare per completare alcuni obiettivi comuni.

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Difetti antichi e pregi nuovi. Quando si staccano gli occhi da Parigi e dall’emozione di partecipare a un evento simbolico e liberatorio come la rivoluzione (far fuori i nobili è indubbiamente un piacere) Assassin’s Creed torna a essere il solito Assassin’s Creed: un gioco immenso, con moltissime missioni e sottomissioni che si trascina dietro antichi difetti. Ad esempio, i combattimenti continuano a essere legnosi privi di mordente. Gran parte delle missioni sembrano incentrate sull’abilità nell’evitare di essere rilevato dal nemico per poter compiere gli omicidi. In modo più possibile pulito e senza sollevare troppe reazioni. Allo stesso tempo Assassin’s Creed non è il solito gioco. E’ e resta l’unico prodotto culturale videoludico che sa come giocare con la storia. La scrittura appare da subito quella di sempre. Per giudicare invece la modalità cooperativa ci vorrà tempo. Più di una ventina di ore di gioco.