Gli Ufo esistono davvero, ma forse li abbiamo inventati noi. Si perché in qualità di “oggetti volanti non identificati” i piccoli droni commerciali, se usati con scopi illeciti agiscono proprio come alieni che sbucano dal cielo con armi non convenzionali, tipo esplosivi ad alto potenziale o chimici, così come con telecamere notturne in ultra HD per operazioni di micro-spionaggio aereo. Per questo il mercato sta chiedendo con urgenza difese ad hoc, e in Italia è appena sbarcata quella che promette di essere la soluzione: il sistema Cerbair, il primo dispositivo in grado di neutralizzare ogni tipo di incursione con i droni, proteggendo così le aree industriali sensibili e i luoghi privati di particolare interesse.

Cerbair è un sistema anti-drone messo a punto nel 2017 da una startup francese. Lanciata dopo il boom europeo della domanda di “difese aeree” civili, la tecnologia offerta da Cerbair è rivolta a privati, enti pubblici o aziende che vogliono evitare intrusioni volanti al di sopra dei loro interessi o proprietà: vale a dire, aeroporti, prigioni, ospedali, luoghi di interesse militare ma anche residenze private e siti industriali, visto che gli spy-droni sono sempre più miniaturizzati, silenziosi e quindi pressocché invisibili.

La novità fa riflettere sul cambiamento in atto: se ormai era noto ai più l’utilizzo per attività belliche dei droni di grande stazza, impiegati in molteplici scenari mondiali, a oggi era ancora poco noto che anche i droni civili potessero rappresentare una minaccia collettiva: e visto il potenziale tecnologico che riescono a trasportare – telecamere sempre più piccole e sempre più precise – anche gli unmanned più piccoli, quelli sotto al chilogramma di peso (compresi i “trecentini”, quelli piccini che pesano meno di 300 grammi), sono micidiali se chi li usa ha cattive intenzioni.

Ma come funziona in concreto la tecnologia anti-drone di Cerbair? In pratica si installa una sorta di antenna al suolo, alta fino a 10 metri e provvista di svariati sensori in grado di captare, in un raggio di 5 km, le frequenze di 2.4-5 Ghz impiegate comunemente dai droni, e di identificare gli algoritmi con cui avvengono le comunicazioni tra macchina e pilota. Una volta rilevato il pericolo, oltre ad allertare telecamere in HD anche notturne, che sono in grado di trackare il drone fino a 150 metri di distanza, passano al contrattacco, ovvero a operazioni di disturbo e hackeraggio del volo in automatico: un jammer comincia a disturbare le comunicazioni tra drone e pilota spingendolo a tornare alla base e inibendo un nuovo decollo. Inoltre, “sporcando” la connessione Gps del drone, è possibile anche forzarlo a un atterraggio immediato. Ma è solo l’inizio, dicono i produttori, molte altre soluzioni, ancora più potenti sono in fase di test. Il fondatore di Cerbair, il francese Stephane Chatton, è un reduce dell’Iraq e grande invalido di guerra e vanta un background in operazioni e tecnologie legate a sicurezza e antiterrorismo: il sistema Cerbair è già stato impiegato in test presso l’aeroporto Roissy-CDG alle porte di Parigi, in operazioni di sorveglianza di istituti carcerari ma anche in missioni anti-drone per conto di industrie private francesi. Da oggi è disponibile anche da noi, importato da “Italia-drone”: una società di servizi legati ai droni con particolare riguardo per la sicurezza.