Ho avuto un appuntamento al buio con una ricercatrice.

Ho però potuto parlare con lei per soli sette minuti, poi al suo posto si è presentato un ricercatore, e poi ancora un’altra studiosa in un susseguirsi di racconti scientifici, di progetti e di scoperte. Il mio appuntamento al buio era in realtà uno “speed date”: quella modalità che permette di conoscere tante persone a rotazione, nella speranza che prima o poi scocchi una scintilla.

La scintilla che doveva scoccare era la passione per la scienza, così come è stata proposta a 25 classi delle scuole superiori.

A Milano infatti, dal 19 al 21 dicembre, il Museo della Scienza e della Tecnologia ha organizzato per la seconda volta degli appuntamenti al buio “speed” con i ricercatori di 17 istituti di ricerca milanesi e piemontesi vincitori dei bandi 2015 della Fondazione Cariplo. I giovani scienziati si sono trovati davanti a gruppi di 14 studenti cui dovevano in sette minuti raccontare le proprie ricerche e rispondere alle loro domande, qualunque queste fossero.

Sara Calcagnini, che come responsabile del programma “Scienza e cittadini” del Museo ha curato il progetto, sottolinea l’importanza di creare dei momenti come questi di vero confronto, nei quali i ricercatori non solo si fanno ascoltare, ma si espongono in prima persona ascoltando gli interlocutori.

“La prima volta che abbiamo tentato un esperimento di questo tipo è stato durante MeetMeTonight: la rassegna di appuntamenti scientifici promossa a Milano dal Museo, dal Politecnico, dalle Università degli Sudi e Bicocca e dal Comune di Milano”. In quel caso ogni ricercatore sedeva davanti a una sola persona per pochi minuti, con un contatto individuale.

“Durante quella prima esperienza – continua Calcagnini – i ricercatori erano un po’ tesi, mentre a dicembre si sono trovati sorprendentemente a loro agio, anche se il contesto era più difficile dovendosi confrontare con un pubblico di adolescenti”. Così, ad esempio, una ricercatrice è riuscita a suscitare l’attenzione di tre rapper chiedendo un aiuto per trovare un nome un po’ “cool” al suo progetto.

Gli “speed date” costituiscono solamente una delle attività di un programma più generale del Museo della Scienza e Tecnologia di Milano, e che ha come obiettivo quello di creare attività di dialogo tra i ricercatori e i diversi pubblici fornendo ai ricercatori strumenti utili per comunicare la propria attività. Questo programma, chiamato “A tu per tu con la ricerca”, nel 2016  ha coinvolto in un percorso di formazione alla comunicazione una novantina di ricercatori provenienti dal Cnr; dal Politecnico di Milano; da varie Università europee o da progetti sostenuti dalla Fondazione Cariplo.

Così,  lo scorso maggio, i futuri protagonisti degli “speed date” hanno partecipato a una sessione formativa di tre giorni tenuta dagli esperti del Museo con il contributo di specialisti tra cui Ben Johnson, direttore operativo di Graphic Science – società di consulenza britannica specializzata nella comunicazione scientifica; il sociologo Giuseppe Pellegrini di Observa Science in Society – centro di ricerca indipendente, che promuove la riflessione sui rapporti tra scienza e società; e Alice Benessia, fisica teorica e artista dell’Università di Torino.

Alcuni risultati di questa esperienza sono disponibili sul profilo YouTube di Fondazione Cariplo dove, nella playlist #CariploScienza, è possibile ascoltare pillole scientifiche proposte dai ricercatori e realizzate dalla società Meet the media guru nel contesto del progetto “Storie di questo mondo”.

Programmi di questo tipo hanno lo scopo di avvicinare il pubblico alla scienza attraverso il coinvolgimento diretto degli scienziati. Lo stesso filone seguito dalla casa editrice Zanichelli che, con il progetto “La Scienza a scuola”, ha organizzato un ciclo di 170 incontri in 130 istituti superiori coinvolgendo 65 tra ricercatori e divulgatori scientifici.

In questo sforzo di giocarsi in prima persona va segnalato anche il lavoro dello “Spettacolo della fisica”: un’esperienza che va avanti da dodici anni e che fino ad ora ha coinvolto 110.000 spettatori, come racconta Marina Carpineti del dipartimento di Fisica dell’Università di Milano che ne è una delle ideatrici assieme a Marco Giliberti  e Nicola Ludwig, Si tratta infatti di veri e propri spettacoli teatrali, rappresentati anche all’estero, nei quali i tre ricercatori in carne ed ossa spiegano, a modo loro e con risultati spesso divertenti, le meraviglie del mondo fisico e dell’avventura scientifica.

“Speed date”, web, teatro o scuola: sono quindi molteplici i luoghi dove oggi i ricercatori si fanno incontrare. Luoghi ben diversi dai laboratori perché il messaggio scientifico “non deve essere di nicchia”, come ha spiegato Massimiliano Ruscica: uno dei ricercatori che ha seguito il percorso di formazione del Museo della Scienza e Tecnologia e che lavora al dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari dell’Università di Milano.

E forse il risultato più bello di queste esperienze è il commento di una mamma che, dopo aver visto all’opera suo figlio nanotecnologo, ha esclamato contenta: “finalmente ho capito come passa il tempo il mio ragazzo!”.