Una piccola firma per l’uomo – Diego Piacentini; un grande passo avanti per l’Agenda digitale. Viene la voglia di descrivere così, tra il serio e il faceto, la firma con cui ad agosto, senza darne notizia, il ministero dell’Interno ha dato a Piacentini la responsabilità tecnica dell’Anpr, l’Anagrafe unica della popolazione residente. Per l’esattezza, ha delegato al commissario all’Agenda digitale (presso la Presidenza del Consiglio) e al suo Team Digitale il ruolo di program office, all’interno del nuovo contratto tra il ministero e Sogei (società in house del Tesoro).

È una svolta formale, che gli addetti ai lavori attendevano da circa un anno; da tempo sempre in arrivo e sempre rimandata.

In pratica significa che adesso Piacentini ha tutte le leve istituzionali per occuparsi appieno del progetto Anagrafe (a cui comunque già lavorava da tempo). Probabilmente il singolo progetto più difficile, tra quelli della PA digitale: tanti gli interessi e gli equilibri in gioco, di diversi soggetti (il ministero, Sogei, le 40 software house che hanno fatto le anagrafi comunali finora, i Comuni…). Enorme, la complessità alla base. Così grande che ci potremmo persino chiedere se ne vale la pena investirci così tante risorse. Perché – insomma – prima Francesco Caio (responsabile dell’Agenda digitale presso il Governo Letta) ha messo l’Anagrafe tra le tre priorità da sviluppare per la PA digitali e poi i suoi successori, fino a Piacentini adesso, hanno insistito su questa strada. Nonostante le difficoltà di un progetto che vede, dopo tre anni di lavori, solo 13 comuni adottare l’Anagrafe unica, centralizzata. Dei quali, per altro, il più grande è Cesena.

«L’Anagrafe unica è condizione necessaria per una PA digitale. Per una PA che funzioni bene», risponde Mirko Calvaresi, Technical Project Manager del Team per la Trasformazione Digitale, responsabile del progetto ANpr.

«Si può dire che finché non c’è una Anagrafe unica, lo Stato centrale non conosce i dati di residenza dei propri cittadini. Perché questi sono sparsi e separati nelle 8 mila anagrafi comunali», aggiunge.

«Da questo derivano gravi sprechi e inefficienze di sistema, per esempio ogni volta che i Comuni devono mandare un atto, come una multa, a un cittadino che risiede in un altro Comune; oppure quando devono cambiare una residenza», dice Patrizia Saggini, avvocato, componente del gruppo di Comuni sperimentatori di Anpr.

Dal punto di vista del cittadino, Anagrafe unica significa che «potremo fare un cambio di residenza online o chiedere un certificato in qualunque Comune, diverso da quello in cui risediamo», dice Calvaresi. Ci sarà meno burocrazia, quindi per esempio l’Inps potrà sapere da sé i nostri dati di residenza e non dovremo fornirglieli noi.

Ma, spingendosi oltre, significa anche che «può nascere un sistema unico, centrale, di avvisatura e notifica di atti», dice Calvaresi. È l’idea un tempo chiamata Italia Login, di Paolo Barberis (consigliere per l’Innovazione del Presidente del Consiglio dei Ministri): un luogo unico, in forma di web app, per tutte le nostre interazioni con la pubblica amministrazione. E in grado di notificarci, anche su cellulare, novità che ci interessano (tasse da pagare, multe…). Se ne parla da due anni. C’è bisogno (anche) di Anpr perché si realizzi.

Ma quando? Intanto, Calvaresi nota che «non crediamo possibile portare tutti gli 8 mila comuni su Anpr entro il 2018», obiettivo ancora iscritto nel piano triennale per l’informatica pubblica, pubblicato a maggio (dallo stesso Team Digital e dall’Agenzia per l’Italia Digitale).

La buona notizia è che presto si comincerà a fare sul serio, proprio a valle di quella firma del ministero.

Il processo di migrazione all’Anagrafe sarà presto industrializzato e quasi automatizzato, grazie alla collaborazione tra il Team, Sogei e le 40 software che fanno i gestionali per le anagrafi comunali. Questi ora andranno modificati per dialogare, via web app, con l’Anagrafe unica centralizzata e così mettere in comune i dati. Finora l’hanno fatto solo quei 13 Comuni; in arrivo ci sono Napoli, Milano, Bologna, Firenze, tra gli altri (non Roma), dicono dal Team. Ce ne sono 755 in fase di pre subentro.

«Non possiamo essere certi sui tempi di passaggio». È un progetto complicato, mai tentato prima. Un po’ il simbolo di tutte le difficoltà che l’Italia incontra nel trasformare la propria pubblica amministrazione grazie al digitale. Però adesso, almeno, la sensazione è di avere imboccato la strada giusta. Almeno con l’Anpr.