Per i professionisti e i manager che fanno del computer uno strumento di lavoro, l’arrivo sul mercato di un notebook, spesso legato alla disponibilità di una versione aggiornata di un sistema operativo o di una nuova generazione di processori, non passa (quasi) mai inosservato. E in alcuni casi alimenta una guerra di posizione che diversi anni fa scatenava gli appassionati di informatica e, per quanto sopita, non si è mai conclusa: Apple o Microsoft, Windows o Mac?

 

Se guardiamo per esempio all’accoglienza riservata all’ultimo nato della casa di Cupertino, il MacBook Pro edizione 2016, si può ragionevolmente affermare che l’appeal esercitato dal nuovo computer portatile della Mela è molto alto. Negli Usa, addirittura, nei primi cinque giorni di disponibilità sul mercato, gli ordini per questo prodotto hanno superato (le rilevazioni sono di Slice Intelligence e basate su un campione di acquirenti online) quelle di qualsiasi altro notebook concorrente con a bordo Windows, indipendentemente da marca e modello. Impressionante il raffronto con il Surface Book di Microsoft, le cui vendite, conteggiate a partire dal lancio avvenuto nel 2015, sono di un ordine quattro volte inferiore rispetto al nuovo MacBook. Se il prodotto riscuoterà identico successo anche da questa parte dell’oceano lo scopriremo da qui a fine anno, alla lettura dei dati di vendita dell’ultimo trimestre. Il capo del marketing di Apple, Phil Schiller, ha fatto sapere intanto che il nuovo modello ha superato le ordinazioni al lancio di tutte le generazioni precedenti. E anche questa, se vogliamo, è una notizia.

 

Ma perché il MacBook Pro 2016 piace così tanto, considerato che il suo costo di ingresso, per la versione con schermo da 13 pollici senza Touch Bar (spieghiamo a breve di cosa si tratta), è di 1.749 euro? Il fatto che sia il più sottile e leggero di sempre (circa 1,5 centimetri di spessore fra i portatili disegnati e ingegnerizzati dalla Mela non basta a giustificare l’entusiasmo con il quale è stato accolto. Forse lo possono la qualità (migliorata in fatto di luminosità) dello schermo Retina e le prestazioni grafiche e a livello di Cpu (potenziate con i processori quad-core e dual-core di sesta generazione). Ma la vera novità è un’altra, è l’interfaccia (Apple l’ha presentata ovviamente come rivoluzionaria) che sostituisce la tradizionale fila di tasti di funzione, la Touch Bar posta sopra la tastiera che abilita i comandi a portata di dita e si adatta in funzione delle app utilizzate. L’esperienza su cui Apple ha scommesso è, in parole povere, quella di mettere a disposizione di chi usa il MacBook uno strumento tattile per accedere alle preferenze del browser, all’editing delle immagini o ai video preferiti. A detta di molti non è però un qualcosa di magico anche se ha le potenzialità per rivoluzione l’uso (da un vero computer) delle app dell’ecosistema Apple, presumendo il fatto che verranno sviluppate applicazioni ad hoc per questa interfaccia. Il display, come ha sempre desiderato e imposto Steve Jobs, rimane in ogni caso “untouchable”, perchè la filosofia della Mela non cambia: di un ibrido pc-tablet, per il momento, non se ne parla. La Mela continuerà quindi a servire i suoi adepti con due filosofie di computing differenti, almeno fino a quando gli utenti professionali del MacBook si convinceranno ad affidarsi all’iPad Pro (e a iOs 10) in veste di piattaforma di calcolo

 

Diverso, invece, e rigorosamente touch se guardiamo ai prodotti indirizzati alla fascia alta del mercato, è l’approccio dei vendor fedeli a Windows. A cominciare ovviamente da Microsoft. Il Surface Book con schermo tattile da 13,5 pollici removibile lanciato un anno e il nuovo desktop ibrido Surface Studio (con touchscreen da 28 pollici, stilo digitale e controller per attivare alcune funzioni a parte) annunciato nelle scorse settimane sono la conferma che il gigante di Redmond vuole giocare in prima persona, con il proprio marchio, un ruolo importante nella battaglia per primeggiare nella categoria degli ultramobili e degli ibridi. E non solo. Questi due prodotti rappresentano anche la necessaria evoluzione della strategia del colosso nordamericano, la cui virata in direzione del touch (con il lancio di Windows 8) fu il riflesso del vano tentativo di “imporre” Windows in campo mobile. Se i produttori di pc hanno eletto da subito l’interfaccia tattile come un’opzione di serie nei rispettivi cataloghi di notebook, è stato (inizialmente almeno) per ovviare alla decrescita della domanda di computer a favore dei tablet. Oggi – partendo dalle funzionalità di Windows 10 – la scommessa da vincere, in prospettiva, è un’altra. Ed è quella di migliorare drasticamente il modo di interagire con i dispositivi e il modo di fare business, sfruttando le tecnologie della mixed reality.

 

Tornando alla battaglia che si gioca oggi fra Apple e i vendor legati a Windows 10, la componente design e materiali (fibra di carbonio e lega di magnesio i più pregiati) sono fattori per cui la sobrietà delle forme e l’estetica iconica e sempre aggiornata del MacBook hanno sicuramente un peso. Così come ce l’hanno le prestazioni, che tanto nel Surface Book e in altri modelli a firma Hp, Lenovo e Dell quanto nell’ultimo nato di Cupertino sono al top grazie alla nuova generazione di processori Intel Core i7 con architettura Kaby Lake. Microsoft, con la nuova versione i7 del suo portatile, promette un’autonomia del 30% superiore al precedente modello (sino a 16 ore) e il raddoppio delle prestazioni della componente grafica, sfruttando in tal senso anche i benefici derivati dalla rivisitazione completa del sistema di raffreddamento. Le alternative in salsa Windows 10 ai costosi MacBook Pro quindi non mancano, soprattutto se si è in cerca di soluzioni più economiche o senza “troppi fronzoli”. Si va dalla linea Xps 13 di Dell agli Spectre X 360 e 13 di Hp per arrivare alle varie proposte targate Lenovo, vedi il nuovo convertibile Yoga 910 con schermo 4K o l’ibrido 2-in-1 Miix 720 con display Qhd+ da 12 pollici. Ovviamente touch.