L’innovazione del 5G si potrà manifestare in tante aree di nicchia, in diverse industrie e settori, nel medio-lungo periodo. E non è possibile stabilire in quali di queste in effetti farà la differenza. Ecco perché le istituzioni hanno il dovere, adesso, di mantenere quanto più possibile il campo aperto sull’innovazione del 5G, creando le condizioni favorevoli all’ingresso di nuovi entranti. Disposti a sperimentare e occupare nicchie innovative. Altrimenti, se le nuove reti saranno appannaggio di pochi, c’è il rischio che ben poco di nuovo accada rispetto all’attuale scenario 4G.
Si possono ritrovare questi concetti, espressi con inedita chiarezza, in uno studio pubblicato questa settimana dal Berec, l’organismo europee delle Autorità garanti delle comunicazioni, che l’ha commissionato a DotEcon e Axon Partners Group.
La premessa, a quanto si legge, è che non bisogna farsi illusioni. Il 5G non sarà innovativo solo perché è un nuovo standard. Servono condizioni a corredo, di mercato (in termini di maturazione dell’offerta e della domanda) perché possa esprimere la propria innovatività. E questo avverrà nel medio-lungo termine, perché nel breve si esprimerà perlopiù come potenziamento della banda ultra larga mobile, con gli attuali servizi. Gli operatori avranno bisogno del 5G, semplicemente, per offrire più velocità a costi (per loro) inferiori.
Questo di per sé non giustificherà i grandi investimenti necessari a creare le reti 5G, perché – si legge – gli utenti non pagheranno di più solo per avere maggiore velocità (non l’hanno mai fatto, nel passaggio da 2G, a 3G a 4G).
Sarà inevitabile quindi esplorare nuovi fonti di ricavo. Ma gli operatori dovranno avere pazienza, perché quelle arriveranno solo man mano che matureranno i rispettivi mercati. Cioè bisognerà aspettare che emerga l’esigenza di connessioni molto veloci, a bassa latenza, molto sicure e in aree molto dense. Fino ad allora ai diversi settori potrà bastare anche il 4G.
Per esempio, è il caso dell’industry 4.0 e dell’agricoltura 4.0, dove sensori, robot, droni (per il monitoraggio o logistica) possono già usare il 4G. Avranno bisogno del 5G quando ce ne saranno molti assieme in uno stesso luogo e/o quando le applicazioni (video per esempio) richiederanno molta più banda o un certo livello di qualità.
Oppure, l’ambito sanitario. Anche qui i sensori sul paziente possono avvalersi già di tecnologie esistenti per mandare i dati ai medici. La video comunicazione o la tele chirurgia può in effetti aver bisogno del 5G, ma per quelle esigenze c’è già la fibra ottica. I casi in cui bisogna fare quelle cose in mobilità sono ridotti a scenari particolari, per esempio nelle auto-ambulanze o in zone remote. Ma anche in questo caso il mercato dovrà attendere che ci sia una copertura 5G a tappeto, dato che si tratta di applicazioni critiche, che non possono permettersi “buchi”.
In questo scenario incerto, che richiede investimenti di medio-lungo, la storia dell’innovazione insegna che è importante il ruolo di soggetti nuovi entranti; laddove invece gli incumbent, i leader affermati, hanno al solito poco interesse a provare strade nuove.
Lo studio raccomanda ai regolatori alcune mosse, in questo senso. Tre, in particolare. Dato che il 5G richiederà un grande numero di small cell (piccole e vicine all’utente), c’è il rischio che i grandi operatori monopolizzino i siti dove piazzare le antenne. Le regole dovrebbero obbligarli ad aprirli per le antenne dei nuovi entranti (un po’ come avviene ora sulla rete fissa Tim).
Importanti anche le regole per lo spettro da dare in asta 5G agli operatori (partita appena cominciata in Italia ). Secondo lo studio, per l’accesso dei nuovi entranti servono lotti di frequenza non troppo grandi; né le regole dell’asta dovrebbero avere obblighi di copertura troppo stringenti, perché i nuovi soggetti potrebbero limitarsi a coprire nicchie di mercato e di territorio. “Fastweb condivide le conclusioni dello studio del Berec sul ruolo che modelli di business non tradizionali e nuovi entranti avranno nello sviluppo del 5G”, spiegano dall’operatore, che è uno dei principali candidati al ruolo di nuovo entrante con il 5G (un altro è Iliad Italia, che arriverà entro l’estate). “Nel bando italiano per le frequenze, le indicazioni del Berec dovrebbero tradursi in una riserva a favore di nuovi entranti anche per le frequenze 3.6-3.8, quelle più critiche per il pieno sviluppo delle potenzialità del 5G (riserva che Agcom per ora prevede solo per altre frequenze, nella delibera andata in consultazione pubblica )., Ndr.)”.
“Le regole di gara dovrebbero poi prevedere obblighi di accesso wholesale, in modo da massimizzare l’efficienza e dare ad operatori diversi dagli MNO la possibilità di lanciare modelli di business non tradizionali”, aggiungono dall’operatore.